L’inaugurazione dell’Icing Wind Tunnel, la
più grande galleria del vento per la simulazione delle condizioni di
accrescimento del ghiaccio sulle superfici portanti dei velivoli, avvenuta
il 17 settembre u.s. presso il C.I.R.A., è, senz’altro, l’occasione
migliore per tentare di approfondire la conoscenza del Centro di Ricerca di
Capua che, per i più, rappresenta una sorta di “oggetto misterioso”.
Il Settore Aerospaziale è, per sua natura, un settore ad elevata tecnologia.
La disponibilità di tecnologie avanzate e, ancor di più, la
capacità di svilupparle con continuità è considerata
in ogni paese il requisito base per la crescita e per un successo duraturo
della propria Industria.
E’ per rispondere a questa esigenza che, nel luglio del 1984, fu costituito
il C.I.R.A. (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali). La sede e le strutture
operative del C.I.R.A. si trovano, appunto, a Capua, alla via Maiorise, e
si sviluppano su di un’area di 1.600.000 mq.. Una collinetta artificiale
suddivide l’intera area in due zone: nella prima vi si trovano i laboratori
di calcolo, gli uffici direzionali e la mensa, mentre nella seconda vi sono
gli impianti di prova rappresentati dalle gallerie del vento, l’impianto
per prove di crash e i laboratori tecnologici.
La Città di Capua fu scelta per la sua posizione geografica, ritenuta
“strategica”, in una regione, quella campana, in cui vi è
una forte concentrazione di in-dustrie che operano nel settore aerospaziale
quali Alenia, Fiat Avio, Alfa Romeo Avio, Vulcan Air, Piaggio, Magnaghi, Tecnam
etc., ben due atenei, "Federico II" e "Seconda Università
di Napoli", entrambi con corsi di laurea in ingegneria aerospaziale,
l’Accademia Aeronautica e la Scuola Sottufficiali dell’Aeronautica.
Il C.I.R.A. è una società consortile per azioni, oggi a maggioranza
pubblica: lo Stato, attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ed
il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), detiene, infatti, dal 1998, la
maggioranza del capitale sociale, al quale partecipano anche la Regione Campania
e le principali Aziende aerospaziali italiane.
La partecipazione congiunta pubblica-privata fa sì che gli obiettivi
del C.I.R.A. siano coerenti con gli indirizzi strategici nazionali e con le
esigenze delle imprese, contribuendo così allo sviluppo economico e
sociale del paese.
Allo sviluppo di competenze in diversi settori avanzati quali ad esempio i
sistemi di volo, l'aerotermodinamica, le strutture e i materiali, in questa
cittadina della scienza si sono affiancate l'ideazione, la progettazione e
la realizzazione di impianti di test e qualifica unici al mondo. Il L.I.S.A.
(Laboratorio per prove di Impatto su Strutture Aerospaziali), l'IWT (Icing
Wind Tunnel) per le prove in condizioni di ghiaccio, e il PWT (Plasma Wind
Tunnel) per la simulazione del rientro dei velivoli in atmosfera sono gli
esempi più immediati di tali attività. Ripassando il lavoro
dell’ultimo anno si deduce facilmente che il C.I.R.A. ha energie, determinazione
e vitalità veramente di proporzioni straordinarie.
Il 15 ottobre 2001 ha inaugurato l'impianto PLASMA WIND TUNNEL (PWT).
L'impianto, costato circa 150 miliardi di vecchie lire, nel suo genere e per
le sue prestazioni è unico al mondo.
E' designato a simulare le condizioni di funzionamento ed ambientali degli
scudi termici dei veicoli spaziali nella fase di rientro in atmosfera e quelle
di volo dei futuri aerospazioplani. Questa galleria del vento, ipersonica
al "plasma" con riscaldatore ad arco elettrico, è capace
di generare flussi di aria a velocità fino a 28.000 km/h e ampi fino
ad 1 metro e mezzo di diametro, all’interno di una camera di prova.
Ecco in sintesi il funzionamento dell'impianto: l'aria ad alta pressione viene
i-niettata nell'arco elettrico ad alta potenza e riscaldata fino ad una temperatura
di 10.000 gradi centigradi. Il flusso d'aria calda denominato "PLASMA",
si espande a velocità ipersonica attraverso un ugello conico ed investe
il modello in camera di prova.
Il flusso viene raccolto e decelerato in un diffusore supersonico e quindi
raffreddato.
L'aspirazione del flusso è ottenuta mediante un sistema di eiettori
di vapori allo scopo di creare le condizioni di vuoto tipiche delle quote
di rientro dei veicoli spaziali.
Il riscaldatore ad arco elettrico del PWT ha una potenza di 70 Mega Watt,
in corrente continua. A questi 70 MW vanno aggiunti gli altri 70 che servono
per attivare tutti gli altri mezzi connessi all'impianto e si raggiunge così
una potenza complessiva di 140 MW sufficiente ad alimentare una città
di oltre 100.000 abitanti.
Nello stesso 15 ottobre, e fino al 18, sempre presso il C.I.R.A., fu tenuto
il "IV Simposio Europeo sull'Aerotermodinamica per Veicoli Spaziali",
a cui parteciparono circa 180 ricercatori provenienti da tutto il mondo. E
la città di Capua, per quattro giorni, divenne la capitale mondiale
di una disciplina senza la quale l'avventura spaziale dell'uomo non sarebbe
mai potuta nascere.
Il miglioramento della sicurezza è uno degli obiettivi primari sui
quali sono impegnati i ricercatori del C.I.R.A.: l'8 aprile 2002, infatti,
il Centro ha inaugurato il Laboratorio Impatto Strutture Aerospaziali (LISA).
Con l'avvio delle attività di questo nuovo laboratorio il C.I.R.A.
si candida ad un'altra importante leadership nel mondo della ricerca aerospaziale:
quella della sicurezza passiva delle strutture aerospaziali. Il problema della
sicurezza come fattore determinante per la salvezza di vite umane in caso
di impatto è diventato di pressante attualità. Sono coinvolti
non solo le ditte costruttrici e le linee aeree ma, anche e soprattutto, gli
Enti certificatori, cui spetta l'onere di certificare la sicurezza.
Il C.I.R.A., con l'impianto di CRASH, che è all'interno di LISA, potrà
fornire un contributo determinante all'evoluzione di quella che ormai, giustamente,
viene considerata una vera e propria disciplina scientifica.
L'utilizzo di questa struttura consentirà lo sviluppo di nuovi criteri
di progettazione delle strutture portanti aeronautiche, quelle strutture che,
in caso di inci-dente dovuto ad impatto, debbono assicurare maggiori possibilità
di sopravvivenza ai passeggeri del velivolo.
E veniamo alla più grande ed avanzata galleria del vento, nella quale
sarà possibile simulare le condizioni meteorologiche che generano le
formazioni di ghiaccio sulle superfici portanti degli aeromobili, che si chiama
ICING WIND TUNNEL. Questo nuovo impianto realizzato dal C.I.R.A. rappresenta
una vera e propria svolta nella capacità di simulazione a terra e contribuirà
in maniera significativa al miglioramento della sicurezza del volo in condizioni
di ghiaccio. È stata inaugurata, appunto, il 17 settembre alla presenza
di autorità e scienziati.
All’inaugurazione sono intervenuti, tra gli altri, il Vescovo di Capua,
Mons. Bru-no SCHETTINO, il Vice Ministro dell'Istruzione, Università
e Ricerca, On. Guido POSSA, il Sindaco di Capua, Dott. Alessandro Pasca di
Magliano, l’Ing. Ludovico Vecchione, Responsabile dell'Icing Wind Tunnel,
il Prof. Luigi NICOLAIS, Assessore all'Università, Ricerca Scientifica
e Innovazione Tecnologica della Regione Campania, l’Ing. Remo PERTICA,
Presidente AIAD (Associazione Industrie per l'Aerospazio, i Sistemi e la Difesa),
il Dr. Jaiwon SHIN, Deputy Director of Ae-ronautics at NASA Glenn Research
Center, il Dr. Eugene G. HILL, Chief Scienti-fic and Technical Advisor for
Environmental Icing, FAA (Federai Aviation Administration), il Dr. Hans KAROW,
Senior Officiai for Research Infrastructures dell'European Science Foundation.
Cerchiamo di comprendere i motivi che rendono di grande interesse questo nuovo
impianto.
Nello scorso decennio, l'accrescimento del ghiaccio sulle superfici portanti
dei velivoli è stata la causa di una serie di gravi incidenti che hanno
coinvolto velivoli, sia di tipo commerciale che di tipo militare, provocando
perdite di vite umane.
Nonostante i progressi raggiunti nelle metodologie di progettazione e di collaudo,
problemi connessi alla formazione di ghiaccio continuano a verificarsi durante
le normali operazioni di volo.
La comunità aerospaziale ha oramai ampiamente riconosciuto la necessità
di strumenti di simulazione più accurati per rendere il volo più
sicuro in condizioni di ghiaccio.
Per soddisfare tale esigenza al C.I.R.A. è stato realizzato l'Icing
Wind Tunnel (IWT). Esso consentirà ai ricercatori, all'industria ed
agli enti certificanti di riprodurre a terra, in modo accurato e ripetibile,
condizioni di ghiacciamento molto simili a quelle che effettivamente si incontrano
in volo.
L'IWT del C.I.R.A. possiede alcune caratteristiche che lo rendono superiore
agli altri impianti della stessa classe esistenti nel mondo. Esso rappresenta
l'impianto più innovativo, il tunnel a ghiaccio più grande,
il tunnel a ghiaccio con velocità del flusso più elevata, l'unico
impianto in grado di simulare in maniera combinata altitudine, umidità
e temperatura, l'impianto che dispone del maggior numero di configurazioni
di camera di prova (4), l'impianto che possiede il maggior numero di ugelli
spruzzatori (500) e di barre (20) e che consente il più ampio inviluppo
operativo per la simulazione del flusso attraverso le prese d'aria motore
(portate d'aria da 1,5 a 55 Kg/s).
II modo in cui funziona un tunnel a ghiaccio è molto simile a quello
di una galleria del vento convenzionale, dalla quale si differenzia per la
presenza di un sistema per la generazione delle nuvole e per la capacità
di raggiungere basse temperature simulando le pressioni corrispondenti alle
tipiche quote di volo. A valle della ventola uno scambiatore di calore a doppia
fila, tramite un fluido refrigerante ecocompatibile (R-507), raffredda il
flusso d'aria fino alla temperatura desiderata, che può arrivare fino
a 40 gradi sotto zero. Nella camera di ristagno, situata a monte della camera
di prova, si trova il sistema di spruzzatori che genera una nube composta
da goccioline d'acqua sovra raffreddate che consentono la simulazione di diverse
condizioni di accrescimento del ghiaccio. Altri sistemi particolarmente avanzati,
quali il sistema di depressurizzazione, per la simulazione dell'altitudine
fino ad una quota di 7000 metri, ed il sistema di iniezione di vapore, per
mantenere costante il livello di umidità durante la prova (fino al
70% RH), consentono di simulare al meglio le naturali condizioni di formazione
del ghiaccio.
L'impianto è equipaggiato con quattro differenti camere di prova, capaci
di soddisfare i più diversi requisiti in termini di velocità,
dimensioni dei modelli, estensione ed uniformità delle nubi. Ciascuna
delle camere di prova è dotata di piattaforme girevoli sincronizzate.
Tre di esse possiedono pareti fessurate con porosità del 7%, mentre
una è avena libera. I bordi delle fessure vengono riscaldati per impedirne
l'ostruzione a causa del ghiaccio. Le pareti fessurate consentono un accesso
ottico sull'80% della camera di prova.
La camera di prova Addizionale (LTS) e quella a Vena Libero (OJTS) hanno dimensioni
tali da consentire l'installazione di componenti in scala reale quali: sezioni
alari, piani di coda, gondole motore e radomi. L'installazione del modello
può essere eseguita in un'area separata situata all'esterno della galleria.
Un sistema modulare (Spray Bar System) fornito di 500 ugelli atomizzatori,
realizzati secondo specifiche proprietarie C.I.R.A., provvede a generare la
nube artificiale a monte della camera di prova.
Gli ugelli sono disposti sul bordo di uscita di venti barre profilate aerodinamicamente
realizzate in acciaio inox.
Ciascun ugello viene attivato tramite una valvola a solenoide dedicata.
L'estrema modularità del sistema consente di realizzare le condizioni
di prova più assolute variando opportunamente il numero di ugelli operativi
e la loro distanza relativa.
In questo modo è possibile, inoltre, ottenere una nuvola estremamente
uniforme in termini di contenuto d'acqua. Condizioni di erogazione stabili
sono ga-rantite dalla possibilità di controllare le pressioni dell'aria
e dell'acqua in ogni singola barra.
Grazie a queste caratteristiche innovative, è possibile passare da
una simulazione di condizioni di nuvola "Max continuous" a condizioni
di "Max intermit-tent" in soli 10 secondi.
Gli ugelli installati sono in grado di generare gocce d'acqua sovra raffreddate
da 5 ad almeno 300 micron.
L'IWT del C.I.R.A. è in grado di generare nuvole in conformità
con quanto pre-scritto dalle norme FAR e JAR attualmente in vigore. In vista
della futura revi-sione delle norme sulla sicurezza del volo, è stato
però progettato un sistema di spruzzatori capace di generare gocce
d'acqua sovra raffreddate anche di di-mensioni maggiori, fino ad almeno 300
micron.
L'IWT consente l'esecuzione di prove per la qualificazione e per la verifica
della conformità ai requisiti dettati dalle norme di una vasta gamma
di sistemi anti-ice e de-ice, tra cui quelli a pressione, a flusso di aria
calda e a resistenza ter-mica, su modelli 2D, 2.5D e 3D.
Grazie ad un sistema dedicato di simulazione del flusso del motore, è
possibile effettuare prove con prese d'aria in condizioni di ghiaccio in un
inviluppo operativo molto ampio (fino a 55 kg/s di portata aspirata). L'IWT
del C.I.R.A. consente inoltre di studiare i fenomeni connessi ali, accrescimento
del ghiaccio, tra cui il degrado delle prestazioni aerodinamiche del velivolo
e del funzionamento dei propulsori.
L'IWT del C.I.R.A. può essere utilizzato anche come galleria aerodinamica
sub-sonica. Sfruttando la possibilità di raffreddare l'impianto a bassa
temperatura fino a -40°C e di pressurizzarlo fino a 1.45 bar, si possono
svolgere, infatti, prove aerodinamiche ad un numero di Reynolds confrontabile
con quello ottenuto in gallerie di più grandi dimensioni.
Come galleria del vento convenzionale, l'IWT del CIBA è equipaggiato
con una bilancia esterna (EBS) di tipo piramidale, che presenta una elevata
accuratezza (0.05% FS) nelle misure di forze e momenti aerodinamici. E' possibile,
inoltre, la movimentazione del modello in modo continuo ed intermittente (posizioni
fisse), con un'accuratezza nel posizionamento pari a 0.005°. L'EBS può
operare a bassa temperatura (- 32°) per misure ad elevati numeri di Reynolds.
Per modelli fino a 300 kg di peso, è disponibile un supporto modelli
del tipo ad arco con attacco posteriore, che consente una variazione dell'angolo
di incidenza da -45° a +45°. Questo range può essere esteso
con un adattatore dedicato. A valle delle camere di prova può essere
installato un sistema "posizionatore di sonde", per misure del flusso
a monte e a valle del modello. II sistema può supportare diversi tipi
di sonde e strumentazioni fino ad un peso massimo di 30 kg.
Il C.I.R.A., inoltre, confermandosi punto di riferimento della ricerca ed
innovazione del mondo aerospaziale italiano ha avviato una fattiva collaborazione
con le scuole ed il Mondo Accademico Aerospaziale. Le Università collaboreranno
con il C.I.R.A. per lo sviluppo dei programmi relativi alla realizzazione
dei laboratori volanti UAV e USV.
Il 21 novembre 2001, infatti, si svolse a Capua un incontro tra il Presidente
del C.I.R.A., prof. Sergio Vetrella, ed i rappresentanti dei Politecnici di
Torino, Milano e delle Università di Pisa, Roma, Napoli, Caserta e
Palermo per l'attivazione delle collaborazioni tra il C.I.R.A. ed il mondo
accademico aerospaziale.
Nel corso dell'incontro furono illustrati, da parte dei responsabili C.I.R.A.,
i due programmi innovativi, UAV (Unmanned Aerial Vehicles) e USV (Unmanned
Space Vehicles), fortemente voluti dal prof. Vetrella ed inseriti nella revisione
del Programma Nazionale di Ricerca Aerospaziale.
I due programmi, finalizzati alla realizzazione di due laboratori volanti
senza pilota a bordo, il primo aeronautico ed il secondo spaziale, si aggiungeranno
ai laboratori di terra già realizzati dal C.I.R.A., integrandosi con
essi.
Le collaborazioni individuate sono state attivate nel mese di gennaio 2002
e prevedono anche la possibilità di permanenza in C.I.R.A. dei ricercatori
universitari.
Il mondo, ormai, conosce il nome della città di Capua
per le attività del C.I.R.A. e non più per la storia, la cultura
e la civiltà della “fedelissima” città di Francesco
Granata.
Peccato che il principio dei vasi comunicanti valga solamente per i liquidi!
Se così non fosse, vagando con la fantasia, si potrebbe immaginare
una specie di osmosi tra la cittadina della scienza e quella dell’arte,
studi e cultura. Un livellamento, cioè, dei singoli valori con, ovviamente,
un reciproco scambio di indicazioni: la vecchia Capua andrebbe ad acquisire
un po’ più laboriosità, tecnologia, modernità ed
ordine mentre la “città della scienza” un più chiaro
ed effettivo senso di “capuanità”.
Diciamo la verità, il C.I.R.A. rappresenta per i capuani un corpo estraneo,
lontano, sconosciuto e, purtroppo, anche il Centro vive in una realtà
che, metodicamente, vede esclusa la Città ed i suoi interessi. Il concetto
può sembrare azzardato ma il Centro di Ricerche e la Città di
Capua, certamente con le dovute proporzioni dettate dalla diversità
dei singoli prodotti, dovrebbero avere un rapporto simile a quello esistente
fra la Ferrari e Maranello. Insomma, e per concludere, ci piacerebbe sapere
che nei programmi del C.I.R.A. esistessero anche spazi dedicati a Capua; ci
piacerebbe sapere che nelle intenzioni del C.I.R.A. ci fosse, per il futuro,
la volontà di favorire e promuovere iniziative e manifestazioni per
Capua dirette al miglioramento del tenore di vita, ossia, del livello occupazionale.
La Città, chiaramente, dovrebbe ricambiare in qualche modo, ma di questo
se ne può sempre parlare.
ada