ALESSANDRO D’AZZIA
Alessandro d’Azzia nacque nel 1774 dal marchese Gabriele del quondam Alessandro e da Giovanna Ciavari-Lombardi. Nel 1792 chiese di poter continuare gli studi nel Reale Collegio di Napoli [la Scuola della Nunziatella di Napoli] a spese del monte fondato da don Carlo Mazziotti di Capua. La Regia Camera di S. Chiara decise di consentire il proseguimento degli studi a don Alessandro a spese del monte Mazziotti anche dopo l’età di 18 anni e inviò gli ordini al consigliere e governatore di Capua. Nello stesso anno morì il padre don Gabriele e Alessandro fu dichiarato suo erede. Nel 1793 decise di contrarre matrimonio con donna Giovanna Trenca, appartenente ad una famiglia patrizia aversana. Egli affermava di non avere più nessun genitore e di non essere soggetto ad alcun parente, ma aveva trovato impedimento nella Curia arcivescovile di Capua da parte della sua ava donna Anna Lanza e dallo zio don Giuseppe d’Azzia, che si opponevano al matrimonio, giudicandolo non decente alla loro famiglia e non avevano dato il loro consenso alle pubblicazioni e alla spedizione dello “Stato libero”. Alessandro sosteneva che l’opposizione era insussistente perché egli, essendo di maggiore età, non era soggetto ad alcun parente e il suo matrimonio era più che conveniente: donna Giovanna era unica erede di una famiglia nobile di Aversa, educata nel Monastero di Donne Monache di S. Biagio in Aversa e il matrimonio era vantaggioso anche economicamente Infatti, in data 14 febbraio 1793 nel palazzo di don Onofrio Trenca, patrizio della città di Aversa, con il notaio Carlo Melorio, erano stati stipulati i “capitoli matrimoniali” fra don Alessandro d’Azzia e donna Giovanna Trenca. In questa occasione era stata stabilita la dote di 2000 ducati, da prendere dalle doti matrimoniali di donna Fulvia Morelli, madre di Giovanna e (probabilmente sorella di Gabriele Morelli di S. Maria Maggiore). Probabilmente sorsero ulteriori problemi e il matrimonio non si concretizzò. In seguito sposò Giovanna Ireneo.
Nel 1799 il d’Azzia divenne un acceso repubblicano (probabilmente entrò in contato co le idee rivoluzionarie nel Collegio Reale di Napoli) e nel luglio del medesimo anno si rifugiò nella fortezza di Capua insieme al vescovo Michele Natale, al canonico Francesco Perrini e a don Carlo Pellegrini di Capua. I quattro “compromessi capuani” uscirono da Capua vestiti con le uniformi cisalpine e giunti a Napoli si imbarcarono su una nave inglese. Disgraziatamente il vescovo Natale fu riconosciuto e arrestato e con lui gli altri 3 repubblicani. Il Natale fu portato nel carcere della Vicaria di Napoli, poi al Castello del Carmine e infine condannato alla forca il 20 agosto 1799 in pubblico nel Largo del Mercato. Durante il “decennio francese” don Alessandro d’Azzia raggiunse altissime cariche pubbliche. Nel 1807 fu nominato regio procuratore del Consiglio delle Prede Marittime, che aveva sede in Castel Capuano, con decreto reale del 31 agosto del 1807. Egli aveva domicilio in Napoli in Largo Alabardieri a Chiaja n. 8. Nell’aprile del 1810 fu nominato sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli, continuando a disimpegnare la precedente carica di regio procuratore presso il Consiglio delle Prede Marittime. Sempre nel 1810 il d’Azzia fu nominato relatore al Consiglio di Stato per la provincia di Terra di Lavoro. Nel 1815 don Alessandro d’Azzia possedeva molte rendite in diversi Comuni della provincia: 2666,50 ducati in S. Maria di Capua per 155 moggia di territori, 1848 ducati in Marcianise per 28 moggia, 1434 ducati in Macerata per 100 moggia, 757,40 ducati in Vitulaccio [oggi Vitulazio] per 167 moggia, 534,81 ducati in Capua per 38,27 moggia, 422,40 ducati in Bellona per 151 moggia.
Morì il 3 novembre del 1834, già vedovo di Giovanna Ireneo.
Luigi Russo