L’INTERVISTA IMPOSSIBILE
Il Cav. La Manna intervistato dal nostro inviato
Egregio Cavaliere è davvero un onore ospitare
sulle nostre pagine del nostro la Sua intervista.
È inutile sottolineare che l’onore è tutto mio e,
fin d’ora, mi dichiaro disponibile a qualunque altra vostra iniziativa.
Cavalier La Manna, in breve, ci descriva i motivi per cui, ancora
oggi, i cittadini di Capua La ricordano.
Giovanotto, ascoltatemi bene, ho assicurato che sono a vostra disposizione,
è vero, ma solo se è una cosa seria; per le pagliacciate non
sono d’accordo. Adesso mi alzo e vado via!
Ma cosa ho detto di male?
Ma perché a Capua mi ricorda qualcuno? Ma perché qualcuno
sa il motivo per il quale io debba essere ricordato? Di ciò che ho
fatto resta qualche svanita reminiscenza solamente in quei pochi parenti ancora
vivi.
E allora ci aiuti a ricordare.
Che vi devo dire? Capua, ai miei tempi, era molto diversa da quella di
oggi; parliamo della seconda metà del milleottocento e, più
che la Città, era completamente diversa quella società. Però,
lasciatemelo dire, ho tanta esperienza da poter affermare che tutte le epoche
sono diverse fra loro ma, sostanzialmente, le relative problematiche sono
sempre le stesse e si ripropongono con puntuali-tà e monotonia eccezionali.
A differenziarle sono i diversi presupposti offerti dal singolare momento
storico. Mi spiego meglio: ogni epoca ha avuto le sue sofferenze, i suoi dolori,
le sue malattie, le sue noie, le sue gioie, i suoi conflitti, le sue innovazioni,
la sua moda, i suoi usi, le sue abitudini ed ogni individuo ha subìto,
combattuto o goduto quegli avvenimenti utilizzando le tecnologie, la scienza,
l’informazione, l’istruzione e la cultura che lo specifico momento
gli metteva a disposizione.
Ed è per questa Sua riflessione, di certo molto valida e profonda,
che i capuani dovrebbero ricordarLa?
Assolutamente no! Quanto espresso vuole dire, semplicemente, che anche
ai miei tempi aleggiava l’insofferenza, la noia e, perché no,
un certo disagio esistenziale; anche ai miei tempi le possibilità di
puro e sano divertimento erano numerose e varie ma l’insoddisfazione
portava sempre alla ricerca di nuove occasioni di svago o di distrazione.
Proprio come oggi. E fu proprio l’esigenza di scoprire nuove emozioni
che mi spinse ad organizzare e realizzare il primo Carnevale pubblico della
storia della Città di Capua.
Quindi è Lei che ha inventato il Carnevale a Capua?
Non confondiamo! Il Carnevale non l’ho inventato io e non credo
sia il caso, adesso, di andare a trattare la sua storia… Il Carnevale,
per dirla in poche parole, è l’adattamento cristiano di antiche
usanze pagane, come i lupercali, i saturnali ecc. e, pertanto, non è
stato inventato da nessuno.
Va bene, non lo ha inventato però fu Lei a far conoscere questa
festa ai capuani.
Niente affatto. Il Carnevale era festeggiato, puntualmente, in tutti i
circoli cittadini e, badate bene, in quei tempi Capua era piena zeppa di Circoli
culturali. Ogni Circolo faceva la sua brava festa ed il giorno dopo la si
raccontava, con atteggiamento di superiorità, magnificandola a chi
non aveva partecipato (per me la più bella era sempre quella del Circolo
dell’Unione). E tutto finiva lì. A quelle feste, anche volendo,
non avrebbero mai potuto partecipare tutti: si facevano all’interno
delle Sedi dei Circoli e, quindi, lo spazio era limitatissimo. A mo’
di sfida esortai i Circoli più importanti a mettere a disposizione
della Città le loro capacità organizzative e, questi, per dimostrare
la loro bravura accettarono l’invito. Fu così che intorno al
1875, scusate l’imprecisione, vi fu la prima edizione del Carnevale
di Capua. Il ballo in maschera in piazza rappresentò il momento culminante
della festa e la straordinaria ed entusiastica partecipazione del pubblico
convinse tutti, anche i più scettici, a continuare su questa strada.
La Sua intuizione fu geniale visto che, ancora oggi, il Carnevale
è festeggiato così come lo aveva concepito Lei.
Non direi.
Certo non proprio uguale, lo ha detto prima Lei, gli avvenimenti si
adeguano al particolare momento storico che si vive.
Ma io non ho detto, però, che i mezzi diversi che si hanno a disposizione
debbano stravolgere lo spirito ovvero il valore dell’avvenimento. Le
possibilità di evasione e divertimento, mai come oggi, sono innumerevoli
ed alla portata di tutti. Proprio perché la TV, il cinema, le discoteche,
i night, la facilità di muoversi da un capo all’altro del mondo,
Internet permettono di svagarsi come si vuole e quando si vuole c’è
bisogno, perché la manifestazione carnevalesca abbia senso, ridare
al Carnevale la sua natura di festa popolare. Bisogna comprendere che il Carnevale
non è paragonabile a nessuna festa patronale o di piazza ed anche se
si facessero convergere a Capua, nei giorni dei festeggiamenti, tutte le più
accreditate star in circolazione si produrrebbe, senza dubbi, un’affluenza
eccezionale di pubblico ma, altrettanto indubbiamente, non si contribuirebbe
a portare quello di Capua nell’elenco dei Carnevali che “contano”.
In conclusione, secondo Lei cosa si dovrebbe fare?
Che posso dire! La mia idea ebbe successo perché incontrai persone
volenterose e con le idee chiare. Ecco, bisogna trovare persone volenterose
e con idee chiare. Persone che conoscano bene il significato di parole come
parodia, satira, allegoria e che intorno al senso di queste parole riuscissero
a costruire il grosso della manifestazione. La ricetta base per confezionare
una festa con la partecipazione popolare, cioè una festa di Carnevale,
è proprio questa; con l’aggiunta di un po’ di fantasia
il piatto sarebbe completo.
Cavaliere, sperando di rivederci presto, La ringraziamo per la disponibilità.
Arrivederci.
Arrivederci. Un momento, scusatemi, su qualche manifesto ho visto scritto:
Spettacolo, Divertimento, Cultura; la prossima volta mi dovete spiegare con
il termine “Cultura” che intendono dire. Grazie.
ada