SAGGIO STORICO
Questo saggio su di una pagina veramente gloriosa della
storia della nostra città rivela un primato ed esalta un uomo a torto
dimenticato nell'albo degli uomini generosi. LAZZARO DI RAIMO, che nel 1228
fondò a Capua un lebbrosario che fu forse il primo del mondo.Un amico
carissimo e medico insigne, il dott. Francesco Garofano Venosta, è
stato il primo a parlare di questo primato, e con una schiera di medici
sensibili alle cose di casa nostra, si è reso promotore di un premio
S. LAZZARO, una vera istituzione permanente che intende segnalare alla pubblica
riconoscenza il gesto più generoso verso l'umanità sofferente.Un
altro amico, il sacerdote don Giuseppe Munno, mi ha sollecitato con fraterna
cortesia questo saggio e voglio augurarmi di non averlo proprio deluso.
E non lo meriterebbe, per lo zelo che mette nel mantenere ancora viva una
devozione molte volte secolare, alla cui insegna questa gloriosa pagina
di storia sociale fu scritta.Al Sindaco e all'Amministrazione Comunale di
Capua questo saggio io dedico con la espressione di un voto: riviva quella
tradizione di religione e di folklore attorno al vetusto santuario Captano
- con iniziative opportune e aggiornate - tradizione che oggi vive solo
nel ricordo e non soltanto dei più vecchi.
IL PIU' ANTICO LEBBROSARIO
Visse in Capua, nei primi del 1200, un gentiluomo che si
chiamò Lazzaro di Raimo. Della sua famiglia si sa, dal libro dei
Morti di S. Maria delle Monache, che da tempo immemorabile apparteneva alla
Nobiltà Capuana.
Nel fervore di opere che segnò il regno di Federico II di Svevia,
soprattutto qui a Capua, il gentiluomo legò il suo nome a una delle
più cristiane opere sociali di tutti i tempi: fondò il più
antico Ospedale per lebbrosi che si conosca.
Di solito si suole citare la Repubblica di Venezia, che, tolta agli Eremitani
di S. Agostino l'isola di S.Maria di Nazareth, ne fece un Ospedale per malati
contagiosi, che, almeno così pensano alcuni,dalla corruzione del
nome Nazarethum si chiamò Lazzaretto. Ma siamo agli inizi del 1400.
Capua è arrivata a questo traguardo circa due secoli prima. Soprattutto
dopo la prima Crociata, il numero dei pellegrini reduci dai Luoghi Santi
andava sempre crescendo e, con esso, il pericolo che la lebbra, per loro
tramite, venisse portata in Occidente.
Capua, nodo stradale d'obbligo per chiunque tornava dalla Palestina, offriva
ottime possibilità per la creazione di un Ospedale che non fosse
solo un posto di rifugio e di quarantena, ma un vero nosocomio per quanti
della malattia già portavano i segni evidenti. E fu a Capua che Lazzaro
di Raimo, nel 1228, fondò il primo Ospedale per contagiosi o "Lazzaroni"
o "Lazzaruti" cui annesse la Chiesa di S. Lazzaro.
Il documento di fondazione è di quelli che formano la delizia di
quanti amano leggere nelle carte antiche. E' certamente più di una
appetitosa curiosità il sapere che esso fu rogato da un notaio Captano
che poi farà parlare molto di sé: il suo nome era Pier dele
Vigne.
Questo documento redatto in volgare arcaico non dovette essere certamente
l'originale che secondo il costume del tempo venne redatto in latino, e
andò smarrito. Chi si diletta di italiano arcaico lo legga nel libro
di de Capua Capace sulle campane di S.Giovanni dei Nobiluomini. L'indole
della presente trattazione ci consente - credo - di riportarlo in un linguaggio
più accessibile e insieme aderente al testo riportato dal De Capua.
" Nel nome di Cristo Salvatore. Anno 1228. Sotto il
regno di Federico II imperatore. Il 2 marzo io Giovanni curiale sono stato
pregato dall'onest'uomo e nobile Lazzaro di Raimo, gentiluomo della città
di Capua, presente Pier delle Vigne, giudice a contratto, (per ratificare)
che l'onest'uomo ha fondato una Cappella sita e posta fuori le mura della
Città di Capua, la quale Cappella, dedicata a S. Lazzaro, il detto
Fondatore l'ha fatta consacrare dal Rev.mo Vescovo di Nocera, Valerio Orsini.
Nell'altare sono state immesse le reliquie di S. Stefano, di S. Raimo e
quelle di S. Paolo. L'onest'uomo ha dotato la sua fondazione di ducati 250,
frutto delle rendite di molte case nell'interno della Città di Capua
e di fondi rustici fuori della città stessa. Il fondatore vuole che
la Cappella sia Commenda di S. Lazzaro e che l'Ospedale abbia un Priore
e tre Commendatori dalla Croce Verde. A questi venga data una retribuzione
globale di 200 ducati l'anno. I rimanenti 50 ducati siano dell'Ospedale
dei poveri "Lazzarosi" che sorge accanto alla Cappella.
Similmente il Fondatore vuole che il Priore e i Commendatori siano nati
da legittimi natali, abbiano l'entrata nella Cappella e, almeno il primo
e il secondo, abbiano a prendere l'Ordine di S. Pietro e siano già
cavalieri consacrati dal Re o dai Reali. Vuole altresì che l'Arcivescovo
di Capua debba dire la Messa presente colui che vuole essere Cavaliere di
S.Lazzaro. La consacrazione avverrà così: si celebri la messa
cui assista il Cavaliere, poi questi si stenda per terra e venga coperto
di un lungo panno nero mentre si recita l'ufficio doppio dei morti. Quando
questo rito è finito, l'Arcivescovo ordinerà al Cavaliere
di levarsi e "con trionfi e suoni" lo investirà della Croce
Verde, indi, aperto il Messale, gli farà giurare perpetua castità
e obbedienza, di favorire i poveri gentiluomini, le donne vedove, "li
poveri lazzaruti" e di andare contro gli Infedeli. Il Commendatore
dirà cento Pater e cento Ave e si comunicherà in tutte le
Pasque e nelle feste degli Apostoli. In più, nella festa di S. Lazzaro,
ci saranno i Vespri e la Messa solenne e il Priore è tenuto a dare
al primo di casa Raimo un pesce di un rotolo, il giorno della Candelora,
una candela di una libbra a tutti gli "herediscendenti". IO PIER
DELLE VIGNE, giudice a contratto,seguono le altre firme.
Si vede perciò che l'Ospedale e la Chiesa annessa nacquero come Precettoria dell'Ordine di S. Lazzaro che già vantava antichissime origini. Infatti un Ospedale di S. Lazzaro era già stato fondato a Gerusalemme, sotto la regola di S. Agostino. Ma quando quest'ordine fu distrutto, quello di Capua divenne la sede primaria dell'Ordine e Paolo II lo prese sotto la sua protezione, come è affermato in una Bolla di Pio IV.
In seguito, ad istanza di Carlo D'Austria, imperatore dei
Romani e delle Spagne, il Papa Leone X sottopose alla giurisdizione di quello
di Capua l'Ospedale di S. Giovanni dei lebbrosi di Palermo e quello di S.
Agata di Messina, con tutti i beni e i privilegi. La stessa bolla di Pio
IV, nell'arricchire di privilegi la casa religiosa di Capua, nominò
gran Maestro di tutto l'Ordine un tal Giannotto di antica e nobile famiglia
milanese e, alla morte di lui, avvenuta in Vercelli nel 1572, Gregorio XIII,
per dare all'Ordine maggiore lustro, nominò gran Maestro Filiberto
di Savoia. Il Duca, in un'Assemblea tenuta a Nizza, si fece riconoscere
per gran Maestro, prescrisse nuove leggi e fuse in uno solo i due Ordini
di S. Maurizio e il nostro di S. Lazzaro e, sotto il nome di Ordine di S.
Maurizio e S. Lazzaro, è conosciuto fino ad oggi.
Fra i privilegi dei Cavalieri era quello di costringere, occorrendo con
la forza, i lebbrosi al ricovero nei lebbrosari e, frutto dei tempi, entrare
in possesso delle cose appartenute a quanti morivano nei lazzaretti. Tanto
stabilivano "i privilegi e le Bolle dei Sommi Pontefici".
CHI E' IL NOSTRO SANTO
Si racconta che il compianto Cardinale Capecelatro, invitato a dettare una
preghiera a S. Lazzaro da diffondere fra i numerosi pellegrini, abbia chiesto
chi fosse questo santo, se il fratello di Marta e Maria, quello che Gesù
risuscitò, oppure il mendico della parabola. Si vede che non ebbe
risposta, perché la preghiera, limpida e pia, per essere uscita da
quella penna, prescinde dalla questione e non fa alcun cenno alla vita dell'uno
o dell'altro.
Anche nella chiesa attuale la contradizione è evidente fra l'antica
statua e le iscrizioni, in quanto la prima raffigura il mendico e le altre
parlano del risuscitato di Betania.
Mi permetto di credere che Lazzaro resuscitato, che secondo la tradizione
divenne Vescovo di Marsiglia, è un equivoco introdotto dalle preoccupazioni
dei dotti che vedevano in Lazzaro della parabola un personaggio mai esistito.
Credo che sarà bene assicurare due punti: il primo riguarda quale
Lazzaro intendeva il fondatore ed è fuori di discussione che intendesse
il mendico della parabola cui peraltro, nello stesso tempo e in tempi antecedenti,
erano dedicate altre chiese, come quella di Gerusalemme; il secondo punto
da chiarire è che la questione dei due personaggi non esiste da ieri,
ma già Tertulliano, Ireneo, Crisostomo, S. Gregorio, S. Clemente
di Alessandria, Origene, S. Ambrogio se ne occuparono, sostenendo la storicità
di Lazzaro il mendico in polemica con S. Giustino, Teofilatto, Eucherio
che lo immaginano con alcuni moderni un personaggio immaginario.
E' chiaro che la indiscussa autorità dei nomi sopra citati ci induce a un riesame degli argomenti probativi della storicità. Infatti questa è l'unica parabola nella quale è riferito un nome, anzi le antiche tradizioni ebraiche ci tramandano addirittura anche il nome del ricco che si sarebbe chiamato Nincusi. Del resto tutto il tono del racconto è così verista che credo legittimo pensare che Gesù abbia voluto far riferimento a un personaggio veramente esistito e a tutti noto, a un episodio realmente accaduto e che aveva sollevato l'indignazione di tutti: un povero ammalato era morto di fame. Anzi c'è chi nota che il ricco doveva essere ebreo, se nomina Mosè e invoca il padre Abramo. In definitiva il povero Lazzaro veramente esistette e, per giunta, proprio nei tempi di Gesù.
S. LAZZARO E S. GIOVANNI CRISOSTOMO
Credo che pochi abbiano approfondita la figura la figura del nostro Santo più di S. Giovanni Crisostomo che, in un'omelia su S.Lazzaro mendico, ne scruta la solitudine e le sofferenze con una forza di penetrazione tale da offrire seri spunti di meditazione per ogni sofferente.
1. Lazzaro è povero, al punto che non può
avere neppure le briciole che cadono dalla mensa del ricco.
2. Lazzaro è ammalato, esausto e roso dalla malattia al punto
che "neppure può allontanare da sé i cani e, benché
ancora vivo, giace come un cadavere e, anche vedendole, non ha la forza
di cacciare da sé le bestie che lo assalgono".
3. Lazzaro è abbandonato da tutti, anche da quelli che avrebbero
dovuto assisterlo.
4. E' esacerbato dalla vista del benessere del ricco che banchetta e spreca
davanti a lui
5. E' umiliato. Il ricco non lo degna di uno sguardo o di una parola. Per
il ricco egli non non esiste.
6. E' solo, nella sofferenza, e questa è la sua sofferenza peggiore,
giacchè "societas solet levare aerumnae gravitatem" che
equivale al nostro "aver compagno al duol scema la pena".
7. Egli soffre senza una fede chiara né una speranza
sicura, soffre infatti prima di aver sentito il messaggio di Cristo che
è stato il solo a rassicurarci luminosamente sulla provvidenzialità
del dolore.
8. Non soffre per un giorno, ma per una vita e senza tregua e senza regressi
del suo male fino alla morte.
9. Non ottiene compassione da nessuno. Tutti credono, secondo la mentalità
ebraica, che egli sia percosso da Dio per le sue scelleratezze.
Qual è la luminosa conclusione? Gesù l'ha descritta e tutti
la conosciamo. Non tutti forse conoscevamo il commento del Crisostomo alla
supplica dell'Epulone nell'inferno:
"Che domandi, miserabile? Ecco finalmente il ricco ha bisogno del povero.
Quando viene la morte e si conchiude lo spettacolo di questa vita, appena
spogliati delle larve di benessere e di ricchezza, allora solo le nostre
opere stabiliranno chi è ricco e chi è povero. E colui che
disprezza il povero che aveva sotto gli occhi adesso lo invoca da lontano,
secondo il detto di Isaia: Ecco i miei servi mangeranno e voi resterete
digiuni".
LA CHIESA E L'OSPEDALE DI S. LAZZARO NEI SECOLI
L'Attuale chiesa di San Lazzaro non mantiene nulla o quasi della fondazione di Lazzaro di Raimo, anzi è discutibile se occupi, almeno la chiesa che è rimasta, la stessa area di quella antica, che forse si trovava qualche centinaio di metri più lontano da Capua. L'antica chiesa fu distrutta nel 1799 durante la guerra contro le truppe dello Championnet. Ferdinando IV la riedificò nell'anno appresso. Sappiamo che, nel 1700, la chiesa aveva un grande pronao sorretto da quattro colonne di marmo. Davanti alla chiesa si estendeva una grande piazza ombreggiata da alberi secolari. Non mancava una fonte di acqua freschissima per temperare l'arsura dei pellegrini che di solito erano più frequenti nei mesi estivi, intorno ai giorni della Pentecoste. Dietro l'altare maggiore, attraverso una porticina si accedeva a un piccolo giardino e di qui alla scala marmorea dell'Ospedale sulla cui prima branca, affrescata da una parete, era l'immagine di S. Lazzaro Mendico. I fedeli solevano salirla in ginocchio. L'Ospedale era fornito di ampie corsie, di molti letti, di appartamenti per i medici e il cappellano o amministratore della Chiesa.
Ma, con lo scomparire della lebbra, in Occidente, e, mancando lo scopo per cui il pio fondatore l'aveva eretto, l'ospedale decadde. Feredinando II di Borbone lo atterrò e ne fece una piazza d'armi.
Tutto è scomparso, tranne la fede e i pellegrini che ogni anno nei giorni di Pentecoste accorrono sempre numerosi. Invocano il santo mendicante cui quella infallibile vox populi attribuisce un potere taumaturgico contro i mali della pelle, quelli ribelli a ogni specialista dermatologo e, come avviene spesso in questi casi, la fede è tale che salva.
Ci sono altri, invece che si avvicinano alla immagine del Santo senza parlare, senza il solito chiasso che distingue le mete di questi pellegrinaggi popolari, quelli che aspettano che la gente se ne sia andata, prima di strofinare, come fanno tutti, il fazzoletto sulle piaghe fittizie del santo di legno tarlato. Sono quelli che le piaghe ce le hanno un poco più profonde dell'epidermide: nello spirito; gli ammalati di rancore e di solitudine, quelli che chiedono le briciole e neppure quelle hanno, quelli che, quando li vediamo, ci domandiamo anche noi chi ha peccato, essi o i loro genitori, quelli che certamente troveremo, dall'altra parte, nel seno di Abramo.Capua, Pentecoste 1968
UMBERTO D'AQUINO
GRAZIE DON UMBERTO PER QUESTO BELLISSIMO DOCUMENTO, CI FA COMPRENDERE CHE
DI QUESTO SANTO SI PARLERA' SEMPRE PERCHE' E' GRAZIE AI TANTI LAZZARO ED
ALLE LORO SOFFERENZE CHE TROVERA' REDENZIONE L' UMANITA' INTERA
